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Perché è meglio riparare una valvola mitralica invece di sostituirla ?
Le due strategie sono, almeno dal punto di vista teorico, non complementari, ma alternative. Da circa 40 anni, dopo la messa a punto delle tecniche riparative da parte di Carpentier, la riparazione mitralica è diventata la tecnica chirurgica maggiormente praticata nella patologia dell’insufficienza mitralica. Attualmente è ridotta l’incidenza della malattia reumatica che produce alterazioni strutturali dell’intero apparato mitralico (lembi, corde, commissure) poco suscettibili di gesti riparativi. La patologia mitralica a maggiore incidenza  e prevalenza è l’insufficienza mitralica degenerativa. Per tale patologia è possibile, nella maggior parte dei casi (circa il 95%), effettuare una ricostruzione completa della morfologia e della funzione della valvola, in grado di garantire un successo clinico duraturo nel tempo. I risultati immediati e a distanza, riportati in una amplissima letteratura scientifica, dimostrano la superiorità degli interventi riparativi rispetto alla sostituzione con protesi, sia  per quanto riguarda la qualità di vita che la sua durata. Nell’insufficienza mitralica funzionale (componente valvolare delle miocardiopatie ischemiche e non-ischemiche) vengono riportati dati discordanti in termini di scelta delle tecniche riparative confrontate alla sostituzione. Sono stati identificati parametri, misurabili con la diagnostica strumentale preoperatoria, in grado di pronosticare la tecnica chirurgica preferibile.   

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle differenti tipologie di valvole (meccaniche e biologiche)?
Detto che la scelta del tipo di valvola da utilizzare è una scelta da effettuare insieme al medico in base all’età, alle condizioni mediche e allo stile di vita della persona malata, bisogna dire che le due soluzioni presentano vantaggi e svantaggi che ben vanno vagliati al momento della scelta. Le protesi meccaniche hanno una durata pressoché permanente, ma in virtù dell’alto rischio tromboembolico si rende necessaria la terapia con anticoagulanti a vita. Le valvole biologiche non richiedono una terapia anticoagulante a vita, non presentando un così alto rischio tromboembolico, ma sono di durata limitata che varia a seconda dell’età.

Quale aspettativa di vita si ha dopo la sostituzione di una valvola mitrale?
Dopo un intervento che prevede l’impianto di una protesi si può riacquistare una qualità di vita soddisfacente e il recupero funzionale ha una probabilità di successo vicina al 96% dei casi. Un parametro prognostico di assoluta importanza è il timing dell’intervento. L’intervento deve essere effettuato prima della comparsa di una severa disfunzione del ventricolo sinistro dovuto alla patologia mitralica. Tale situazione determina un aumento del rischio intra e peri-operatorio e un più difficile recupero della capacità funzionale e della qualità di vita a distanza.

Dopo un intervento di riparazione della valvola mitralica dovrò fare una terapia anticolagulante ?
Esistono differenti protocolli di trattamento dopo un intervento di riparazione mitralica: quelli più diffusi prevedono l’associazione di terapia antiaggregante e anticoagulante per i primi mesi (3-6) dopo la chirurgia, lasciando la sola terapia antiaggregante cronica durante la vita. La terapia anticoagulante cronica è effettuata quando esistano condizioni cliniche che ne indichino l’impego (fibrillazione atriale, severa disfunzione ventricolare, protesi valvolari meccaniche in sede diversa dalla mitrale, patologie della coagulazione) .

E’ vero che con un intervento di mini-invasivo vi è minor possibilità di riparare la valvola ?
Non vi è differenza di percentuale di riparazione mitralica con approcci mini-invasivi rispetto all’approccio classico con la sternotomia mediana longitudinale. La riparabilità dipende esclusivamente dalle caratteristiche morfo-funzionali della mitrale e dall’esperienza dell’operatore.

E’ vero che con un intervento mini-invasivo ho un recupero più rapido rispetto ad un intervento in sternotomia ?
Nelle casistiche riportate in letteratura, i vantaggi degli approcci mini-invasivi (mini-sternotomie, minitoracotomie) rispetto alla sternotomia totale comprendono la riduzione di:
– complicanze emorragiche
– complicanze infettive
– necessità di trasfusioni
– tempi di ventilazione meccanica
– tempi di degenza in terapia intensiva
– tempi di degenza ospedaliera postoperatoria
– cosmesi
Questi vantaggi configurano complessivamente un recupero più rapido, consentendo al paziente una precoce ripresa delle normali attività.

E’ vero che con una mini-toracotomia avrò più dolore ?
In caso di mini-toracotomia il dolore dipende da:
– ampiezza della divaricazione costale
– eventuale rottura costale
– eventuale disarticolazione della costa dallo sterno
Rispetto alla sternotomia, la minitoracotomia consente un vantaggio in termini di dolore durante le fasi di fisioterapia: esercizi respiratori, tosse, ecc.
La riparazione della ferita è più rapida.

Quali sono i reali vantaggi di un intervento mininasivo ?
Vedi sopra

Dopo un intervento cardiochirurgico devo fare una riabilitazione ?
Una fase riabilitativa è sempre consigliabile dopo un intervento cardiochirurgico. Le modalità, la durata, la sede dipendono da numerosi fattori quali:
– età
– grado di autonomia
– supporto familiare
– supporto di medicina generale
– condizioni funzionali preoperatorie
– presenza di patologie associate alla cardiopatia
– complicanze postoperatorie

Dopo quanto tempo potrò guidare la macchina ?
Dopo un intervento eseguito in sternotomia totale, in assenza di complicanze superficiali o profonde della ferita, è necessario attendere il consolidamento dell’osso che solitamente avviene in circa due mesi.
Più rapido appare il recupero della ferita in caso di minitoracotomia con conseguente riduzione dei tempi anche per la guida.